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  • 2 Novembre: ricordarci di Ricordare

    2 Novembre: ricordarci di Ricordare

    Lasciare andare qualcuno che abbiamo perduto è spesso una cosa molto difficile.  Talvolta storditi dal lutto non capiamo nemmeno come si possa superare quel dolore cocente.

    Si dice che il tempo cancella tutto, ma forse proprio il tempo e l’oblio diventano la nostra malattia separativa, quella che non ci fa cogliere quanto sia importante la comunione con chi non è più sulla terra. Certo la Vita è più forte di tutto e dopo tanta disperazione per una separazione accade che rimuovere è il modo che troviamo per non riaccendere il senso del vuoto e la nostra disperazione.

    Che senso ha un giorno come il 2 Novembre dedicato ai defunti? Serve davvero ricordare i nostri defunti e solo quel giorno?

    Il 2 Novembre può essere un giorno importante per ricordarci di ricordare, che etimologicamente significa “portare di nuovo nel cuore”. Questo giorno  ci sussurra che solo mantenendo un ponte costante fra il mondo Visibile e il mondo Invisibile possiamo realmente entrare nella gioia dell’Opera Spirituale comune.

    Chi ha lasciato il corpo fisico sta vivendo un intenso processo spirituale oltre la barriera del Visibile e vede ora le cose alla luce di altri occhi. Ma ha tanto bisogno di noi. Ha bisogno di sentire che ciò che ora Vede noi possiamo percepirlo e lavorare collaborando con lui perché si attui in terra la Bellezza dello Spirito.

    Lasciare andare i nostri cari significa proprio cooperare con loro da Realtà distanti solo in apparenza. Significa ricordarli con il cuore traboccante di gratitudine per la strada percorsa insieme e per quella che percorreremo ancora.  Significa confidare nel processo sublime che li ha portati a concludere la loro missione sulla terra prima di noi, con la certezza e la fiducia di un reciproco sostegno non soltanto per il percorso di ognuno, ma per la Realizzazione stessa del vero più alto Bene dello Spirito.

  • L’Altro non è il mio specchio. L’Altro è la verità di me stesso.

    L’Altro non è il mio specchio. L’Altro è la verità di me stesso.

    Ci guardiamo allo specchio, e crediamo di poter afferrare la nostra immagine. Ma lo specchio inverte quell’immagine, e questa inversione diventa la nostra impossibilità di afferrare la realtà di noi stessi.
    Lo specchio in realtà si beffa di noi, è muto, senza memoria, senza vita. Lo specchio è la contro-immagine della nostra verità, perchè io da solo non posso vedere il mio volto, non posso cogliere la luce che vive nel mio sguardo. Solo l’altro può questo, l’essere umano che è davanti a me.

    Sia esso il fornaio dove compro il pane, il nemico, o colui che dico di amare l’Altro è la grande via per percepire me stesso. Perché l’incontro con l’altro, chiunque esso sia, ha in custodia la mia essenza. L’Altro ha visto il mio volto, e ha permesso al mio volto di fluire nella sua anima. Per un attimo o per molti attimi. Gli altri sono la verità dei miei mille sguardi, delle infinite sfaccettature di me. Tutti coloro che hanno guardato per un attimo il mio volto hanno accettato di amarmi, perché hanno accolto dentro se stessi un frammento di quella Verità impercettibile che risplende nella mia immagine. Quell’immagine che io non posso Vedere.

    Possiamo guardare l’Altro con gratitudine… è venuto a parlarci di noi.