Autore: Anna Ornella Libutti

  • Se solo riconoscessi davvero quello Spazio…

    Se solo riconoscessi davvero quello Spazio…

    LA LIBERTA’ E’ A UN PASSO DA NOI

    Se solo sapessimo…. se solo riuscissimo per un attimo a sentire e toccare la nostra vita in termini di “Spazio Sacro” quante cose si trasformerebbero radicalmente; quali sorsi di Libertà Spirituale apporteremmo nelle nostre esistenze; quanto vero potere potremmo scorgere,  pronto ad essere abbracciato da noi per liberarci.

    Sai, vorrei farti sentire cosa sia veramente lo Spazio. Quanto sia importante. E vorrei trasmetterti quanto la via sciamanica, attraverso la coscienza dello Spazio, abbia in sé un’ispirazione immensa per la tua vita, per le nostre vite. Come essa, di continuo e sottilmente, ci aiuti a  vivere una vita senza quei conflitti che alla fine sembrano starci solo a cuore.

    “L’uomo rabbrividisce davanti alla prospettiva della libertà. E la libertà è a un passo da lui.”
    C. Castaneda.

    Lo Sciamanesimo è completamente basato sull’apertura di uno Spazio Sacro. Uno spazio vivente, magnetico, forte, dove le forze spirituali possono agire in cooperazione con noi per far essere, per sostenere le nostre richieste di trasformazione e guarigione della realtà ordinaria. Uno spazio dove, davanti ai nostri occhi, qualcosa diviene. E’, eppure diviene. Ci interpella. Ci chiama a Volere in profondità ciò che crediamo di desiderare. Perché la verità è che nessun dio compassionevole potrà mai aiutarci se caparbiamente rimaniamo affezionati a quelle zone oscure di sofferenza per le quali sembriamo disperarci.

     

    Lascia che ti racconti una piccola storia.

    Una volta mi ritrovai a dare una moneta a un uomo che chiedeva l’elemosina. Feci pochi metri e cominciai a sentire dentro un dolore insostenibile: perché gliel’avevo data senza guardarlo negli occhi neppure un attimo? A quale impulso di buonismo che tacitasse la mia “buona coscienza” avevo risposto? Il mio atto non aveva nulla di generoso, il mio atto era un dirgli: “tu non esisti, e pago una moneta per ignorarti, per ignorare ciò che il tuo sguardo potrebbe dirmi di me, se solo lo facessi entrare”.

    Non riuscivo a fare un passo. Sapevo che quel dolore che avevo addosso mi chiedeva di tornare indietro, di dargli anche un’altra moneta, se lo volevo, ma stavolta quella moneta DOVEVA essere un potere che valesse per l’incontro. DOVEVA essere la porta con cui, anche per un solo secondo, quell’uomo poteva davvero entrare nel mio cuore. Capii che chi ti fa il dono di incrociare il tuo cammino, per poco o per molto, è pronto ad elargirti qualcosa di prezioso.  Ma tu hai la tua effimera libertà  di fregartene del suo dono, confermandolo in un attimo nella sua più grande pena: IL NON ESSERE VISTO.

     

    IL CERCHIO INVISIBILE 

    Chi ha lavorato con me nei percorsi sciamanici si è trovato spesso a dover apprendere e far essere una pratica sciamanica operando prima di tutto un atto imprescindibile:  l’apertura di uno spazio in cui l’altro, colui che chiede di essere aiutato,  deve essere invitato ad entrare. L’apprendista sciamanico, come portatore d’aiuto, disegna un cerchio invisibile per terra. Lo disegna con la mente e con il cuore finché non riesce a sentirlo, ancor  più che a vederlo. Quando davvero questo spazio è pronto l’operatore entra in questo spazio e, prendendo per le mani la persona che cerca aiuto, lo conduce con piena coscienza e cuore all’interno di questo cerchio invisibile.

    E’ solo quando davvero faccio entrare l’altro in questo spazio che io posso dirgli “ti Vedo”. E il “TI VEDO” è un riconoscimento profondo e incondizionato dell’altro.

    • E’ la scelta di farlo veramente essere così com’è nello Spazio Sacro dove ho scelto di farlo entrare.
    • E’ l’intento profondo di farsi carico del suo bene nella relazione con te.
    • E’ la decisione irrevocabile di custodire le sue emozioni.
    • E’ il sentirlo, e farlo sentire, completamente degno di essere amato.
    • E’ trasmettere a lui la forza di sentirsi degno dell’Amore delle forze spirituali e della Vita.

    Questo, questo solo, quando anche tutto il resto mancasse, è già una guarigione. Non deve sfuggirti, però, che si tratta di una guarigione tanto per colui che faccio entrare, quanto per me che ho disegnato e reso vivente questo Spazio.

     

    IL NEMICO NON ESISTE SE RICONOSCI IL TUO SPAZIO SACRO

    Le nostre vite, gli eventi che cercano di parlarmi,  le nostre relazioni con gli altri, con le cose, vivono un disturbo costante: l’invasione di spazio. O meglio, molte delle nostre sofferenze arrivano dalla percezione che emozioni nostre e degli altri stiano invadendo dei nostri confini mai tracciati. Allora l’altro diventa in un attimo un nemico, qualcuno da combattere in nome della sua presunta ingerenza su di noi.

    Quando qualcuno diventa ai miei occhi un invasore io devo molto domandarmi su di me e sul mio Spazio Sacro. Che cosa è veramente sacro per me? Quali sono i confini del mio Spazio? Perché l’altro ha creduto di poter entrare in questo Spazio ed io l’ho sentito come una violazione dei miei confini?

    Noi non facciamo mai entrare veramente l’altro in quel Cerchio Invisibile che abbiamo disegnato solo per lui. Non siamo disposti a dirgli “se tu sei qui dentro, in questo spazio, sei e sarai completamente protetto in questo spazio, perché sei degno di essere amato”. Ma non facciamo questo perché NON ABBIAMO SAPUTO RICONOSCERE IL NOSTRO “SPAZIO SACRO”, quel qualcosa di così intoccabile, di così protetto dalle forze spirituali, di così pregno del nostro vero potere che l’attacco di un “nemico” è SEMPLICEMENTE IMPOSSIBILE.

    Riconoscere realmente il proprio Spazio Sacro rende senza nemici, perché accade un qualcosa di molto netto: se davvero ti faccio entrare nello Spazio che ho disegnato per te io mi assumo la responsabilità di non ignorare più che, ciò che mi disturberà di te all’interno dello spazio di relazione, sono semplicemente PARTI DI ME NON AMATE. So che tu sei me, e non puoi essere un nemico. So che rifiutare ciò che porti all’interno di questo spazio è solo causa di un ritardo molto grande in quella redenzione di ciò che non sono disposto ad amare di me. E ciò che rifiuto di me non farà che possedermi e impedire la mia libertà.

    Riconoscere il proprio Spazio Sacro significa sapere che alcuni esseri, alcune emozioni, alcune forze dense non possono entrare, perché non sono pronto ad accoglierle. Saperlo mi rende protetto rispetto a ciò che non sono pronto ad affrontare.

    Ma non posso permettermi alcuna confusione sul fatto che, se davvero disegno il mio cerchio invisibile e chiedo all’altro di entrare, io ho la responsabilità di proteggere la sua presenza fino al compimento di quello spazio relazionale, compimento che devo poter sentire nel mio cuore, richiudendo lo spazio sacro con amore, e conducendo l’altro amorevolmente ad uscire (per accorgermi di fatto che lui lo sa già).

    Posso vivere un divorzio così, per esempio. So che non sono più nelle condizioni di sostenere me stessa e il mio spazio sacro in quella relazione, ma la mia felicità futura dipende da quanto amore interiormente io provo verso quell’essere che ha vissuto nel mio Spazio per lui creato, quanti doni mi ha portato, quante cose mi ha permesso di vedere di me. E solo con questa gratitudine io posso permettermi di farlo uscire. Diversamente da questo il suo fantasma continuerà ad invadere il mio spazio, anche solo replicando dinamiche simili di relazione con altri.

     

    IL VERO “SPAZIO” E’ QUELLO STESSO AMORE CHE TI RENDE INATTACCABILE 

    Solo per Amore puoi far essere lo Spazio Sacro dentro te uno scudo di luce. Solo per Amore puoi invitare qualcuno ad entrare e permanere in uno spazio tempo senza mai rifiutare nulla di ciò che porta. Solo per Amore puoi sapere chi o cosa ha concluso il suo tempo di donazione nello spazio che gli hai aperto ed invitarlo ad uscire perché tutto è compiuto. E solo per Amore puoi sapere chi o cosa non deve poter entrare in questo Spazio sacro, perché non sei disposto o non sei in grado di sostenere e proteggere ciò che porta.

     

    EFFATA’: RICONOSCI IL TUO SPAZIO SACRO E APRITI

              “E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, Gesù gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua;  guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.” (Marco 7,32-34)

    Effatà: Apriti.

    Apriti. Solo così le forze di guarigione ti inonderanno di bene. Solo così l’altro sarà testimone insieme a te di quanto la vita possa cessare improvvisamente di essere  un assedio continuo.

    Apri il tuo Spazio Sacro e lascia davvero entrare. C’è la Luce di una sola Bellezza che tutto avvolge. Non permettere alla paura di confonderti su coloro che meritano una porta aperta per sempre, per volare o per rimanere.  Non lasciare che i tuoi confini siano una roccaforte illusoria. Il tuo Spazio Sacro emerge da ciò che sei veramente, e nessuno mai potrà metterlo in pericolo….

    nessuno tranne te.

     

     

     

     

     

     

  • Perché se non guarisco la rabbia …     ho torto

    Perché se non guarisco la rabbia … ho torto

    Quando mi arrabbio io ho torto

    Lascia che ti ripeta la forza di questa frase di Massimo Scaligero, un Maestro dei nostri tempi:

    “QUANDO  MI ARRABBIO IO HO TORTO” 

    Vorrei condurti a sperimentare cosa voglia dire evocare questa frase nel pieno di un momento di rabbia.

     

    Ma prima c’è il DOVERSENE ACCORGERE.  Accorgersi di essere invasi dalla rabbia. E non è scontato accorgersene.

    Può sembrare paradossale sai, ma a volte la rabbia è coperta, perché NON è solo quella che ti fa rovesciare il tavolo. A volte è apparentemente sopita all’interno di una falsa calma, di una ragionevolezza apparentemente lucida e colma di dettagli incontrovertibili, o sopita nel lamento di un vittimismo ben nascosto nelle nostre buone e inconfutabili ragioni.

    Già….le nostre buone ragioni. Che ci sono sempre. Le buone ragioni che a volte sanno essere o sembrare così obiettive e circostanziate. E che forse lo sono anche…. in questa realtà illusoria però.

    La rabbia viene mossa dalle relazioni con gli altri. Talvolta con elementi apparentemente più impersonali come la relazione con il divino o con la morte. Ma ci sono dei segnali che possono farti riconoscere che sei arrabbiato:

    • Ti senti offeso o tradito
    • senti di aver subito un’ingiustizia
    • ti senti frainteso o attaccato
    • ti rifugi nella strenua difesa di te stesso o, al contrario, nell’auto biasimo o vittimismo

     

    E stai pur certo che, se è per queste tristi emozioni che stai patendo tanto, la rabbia non farà che alimentarle come fiamme dell’inferno.

    Vedi, qui c’è un punto critico: perché è assolutamente possibile che l’offesa, il fraintendimento di te, l’attacco ricevuto,  siano  qualcosa di tangibile e in un certo senso obiettivo. Ma è proprio l’essere disposti a stanare la propria rabbia che  può condurci ad un passaggio di comprensione straordinario: tutto questo apparire obiettivo è in realtà completamente illusorio, perché nasce da una percezione illusoria di sé.

     

    Prosegue Massimo Scaligero:

    Perché ho torto io?

    Ho torto perché quella arrabbiatura riguarda me.

    Il torto che mi fa quell’essere riguarda me: per l’ennesima volta io vengo messo alla prova perché io debbo attingere ad una forza di conoscenza dell’altro che viene mosso da molle di cui non si rende conto. L’altro è mosso dal Karma, l’altro è mosso da forze che lo dominano, egli mi sta facendo del male perché soffre, sta subendo qualcosa che è più forte di lui.

     

    Ciò che l’altro “vede” di noi NON è legato a ciò che veramente siamo. E’ legato al suo flusso di coscienza e a dinamiche sue che non riguardano affatto la verità di noi, e non riguardano certamente neanche la verità delle sue ragioni.

    Sentirsi offesi, fraintesi, attaccati, minacciati è un segno inequivocabile: stiamo difendendo strenuamente quella che crediamo essere la nostra identità e tutta la nostra importanza personale. Sto parlando dell’Ego, della percezione egoica di noi stessi, di quella percezione egoica che, mettendoci in contatto con le nostre “buone ragioni” ci allontana irrimediabilmente dalla Verità di noi stessi, e ci allontana dalla verità  proprio mentre crediamo di difenderla.

    Ma qual è la verità di noi stessi?

     Molte pratiche sciamaniche insegnano a guardare gli spazi fra le cose

    Detto così può essere difficile da comprendere ma occorre tentarlo. Significa perdere il senso del confine di ciò che crediamo reale, e nominato come tale: oggetti, alberi, persone, fatti. Significa entrare, facendone esperienza, in qualcosa che è appunto uno spazio vuoto fra le cose. Questo cambia profondamente la percezione della realtà.

    Ebbene la verità di noi stessi alberga in uno spazio vuoto fra le cose. Cose che sono i nostri pensieri su di noi, le nostre credenze, i nostri attaccamenti, le nostre aspettative di essere riconosciuti,  l’io ideale che vorremmo essere. Tutte cose che nulla hanno a che fare con la nostra vera natura, che non ha bisogno di dimostrare nulla, ma solo di essere.

    Un percorso sciamanico induce di continuo  a dissolvere i confini di quella importanza personale che diviene la causa di ogni emozione disturbante e perturbatrice come la rabbia.

    Quando siamo calmi e rilassati sappiamo certamente fare saggi discorsi in merito al fatto che la rabbia è un’energia che deve essere canalizzata.

    Non possiamo non sapere, infatti, che la rabbia tende a scaricarsi sugli altri e su noi stessi come un tornado che sa essere distruttivo. Possiamo, anzi dobbiamo immaginare, quanto ogni emozione perturbatrice non redenta vada ad alimentare forze distruttive sulla terra, dando luogo a fenomeni come guerre, cataclismi, efferati delitti o tutte quelle cose che tanto deploriamo. Dovremo smetterla prima o poi di dirci che tutto è interconnesso senza sentire VERAMENTE quanto peso abbia il nostro contributo su ciò che si riversa sulla terra.

     

    Ma cosa vuol dire canalizzare la rabbia? Vuol dire NON PERMETTERE di riversarla sugli altri tramite noi. Vuol dire sentire la forza di questa potente energia e tramutarla in azione, fosse anche mettere in ordine la casa, per esempio. E’ come afferrare un fulmine con le mani e, tramite la sua potenza, accendere un fuoco per riscaldare casa, piuttosto che farla incendiare.

    Lo voglio davvero? Ho veramente compreso che agire la rabbia non redenta, porta solo dolore e distruzione?

    Allora, se davvero ho consentito a me stesso di accorgermi che sono arrabbiato, se ho consentito a me stesso anche di sentire quali ragioni questa rabbia vorrebbe tanto difendere, posso provare a dirmi:

    “quando mi arrabbio io ho torto”

    Questa frase, detta con intensità davanti alla mia rabbia, ha il potere di trasformarla.

    Sono io che tradisco la mia vera natura. Sono io che misconosco ciò che davvero sono. Io che mi rifiuto di comprendere la sofferenza dell’altro. Io che difendo i confini di un’importanza personale che poggia totalmente sul falso di cose che nulla dicono di ciò che davvero sono io: natura spirituale. Posso si ascoltare le buone ragioni della mia rabbia, ma non posso lasciare che mi convinca che io sono la pochezza, la carenza, la paura che l’ego vorrebbe difendere.

    Io sono uno spazio sacro fra le cose. Non sono le verità  che credo di dover proteggere. Se sono davvero disposto a dissolvere tutta quella importanza personale, che adombra la mia vita e mi riempie di sofferenza, allora la rabbia è vinta.

    Un moto di profonda e amorevole compassione mi permette di capire che la vita è completamente al di là delle colpe e delle incomprensioni degli altri. Il torto che mi fa quell’essere riguarda me, riguarda il torto che sto facendo a me stesso e all’altro continuando a segnare confini invece che contemplare orizzonti.

     

    Non perdere le risorse preziose che può dare una rabbia trasformata. La verità di ciò che credi di dover affermare, dal momento che è vera, non può essere difesa dalla rabbia e dall’ego, è protetta e custodita da ciò che sei veramente. Lascia che gli altri vedano solo ciò che possono. Non  ti serve di convincere nessuno.

    La verità agisce da sola, nel silenzio profondo di ogni essere, nella misura in cui ognuno lo consenta.