Autore: Anna Ornella Libutti

  • Audiophilismo

    Audiophilismo

    Audiophilismo: l’antica religione del Suono Puro

    Dicesi Audiophilo chi professa la religione denominata Audiophilismo, il cui Dio è Hi-Fi, padre di Canale Destro e Canale Sinistro, e Impianto è il suo profeta.


         Durante il quarto decennio del secolo scorso la religione monoteista allora in voga, basata sul culto della Monofonia, fu sconvolta dall’avvento della Stereophonia, che attrasse subito masse di fedeli entusiasti la cui fedeltà fu denominata Alta, per distinguerla da quella Bassa degli originari adoratori del Dio Grammofono.


         Nel tempo sono nate alcune ramificazioni minori in seno all’Audiophilismo, come il Quadriphonismo, il Dolbismo (i cui seguaci sono detti Rumoriduzionisti, perennemente alla ricerca del Silenzio Assoluto) e il CarAudionesimo, forse il movimento più odiato dall’Audiophilo ortodosso che non ne condivide i presupposti teoretici.


         Il luogo più sacro a questi credenti è la Camera Anecoica, dove i più fortunati si recano in pellegrinaggio in gran segreto, in quanto la capienza di posti è limitata, e dove si dice sia possibile ricevere l’illuminazione della Realtà Sonica Assoluta, contenuta in un sacro supporto denominato Golden Master. Si ritiene ci siano diverse Camere Anecoiche sparse sul pianeta, le cui coordinate rimangono misteriose.


         Gli Audiophili, che, si noti bene, sono tutti rigorosamente di sesso maschile, non sono esenti da divisioni e correnti interne. Ci sono gli Analogeti (detti anche Vinilidi) che non hanno accettato l’avvento del digitale e ascoltano solo vinile; gli Arianisti, che aborrono l’uso della cuffia in quanto ritengono che non permetta veramente il raggiungimento dell’esperienza trascendentale della tridimensionalità nella Stereophonia (il mistero del 2 che si fa 3), possibile solo attraverso una determinata cubatura minima di aria purificata; oppure i No-Tones, che non ammettono l’uso dell’equalizzatore, che viene visto come un mezzo di alterazione artificiale.

         La divisione più interessante è però quella teoretica tra Assolutisti e Relativisti.

         Gli Assolutisti ritengono che tutti gli anelli della Sacra Catena dell’Impianto, che va dal trasduttore (puntina phono o raggio laser) fino ai nostri timpani, non possono mai migliorare il Sacro Segnale, solo peggiorarlo, sottraendo informazioni o peggio ancora, Hi-Fi non voglia, sporcandole!
    Non esistono quindi qualità soggettive degli Anelli della Catena (diffusori, lettori, cavi ..) ed è quindi improprio parlare di suono caldo o freddo, brillante od ovattato, perché è solo la purezza della Catena che ci può avvicinare al reale ed assoluto contenuto della Sorgente.
         Ma quale minchia sia esattamente il reale contenuto della Sorgente nessuno lo saprà mai, visto che per essere ascoltata deve essere tradotta dalla Catena, che ha il suo grado di imperfezione. Siamo quindi in un circolo vizioso. 

          Si potrebbe chiamare a testimoniare l’audience partecipante ad una data sessione di registrazione, direte voi. A parte che non si può fare un confronto a distanza e a memoria, e poi, se l’esecutore fosse uno che abbia usato la tecnica delle sovrancisioni, per giunta non via microfono ma via linea? 

         In effetti si conoscono casi di fedeli che, a causa di queste speculazioni, sono quasi impazziti e, spogliatisi di tutto il loro Sacro Impianto, sono giunti alla conclusione che la musica è un evento unico ed irripetibile e quindi va ascoltata solo dal vivo.

         Tra di loro, alcuni musicisti sono andati ben oltre, chiedendosi chi fosse nato prima tra lo spartito e l’esecuzione.


         I Relativisti, al contrario, avendo accettato l’impossibilità di conoscere il reale contenuto della Sorgente, ritengono che la qualità degli Anelli della Catena debba portare al realismo, piuttosto che alla realtà. Questa concezione permettere loro di scatenarsi molto più liberamente degli Assolutisti nella corsa all’inseguimento della Catena Perfetta.


         L’Audiophilo, soprattutto grazie al Relativista, è conosciuto infatti per essere un eterno insoddisfatto. Il suo motto è: “inutile tirare la Catena, meglio cambiarla”. Sempre alla ricerca di un nuovi componenti, di nuove combinazioni, cambia frequentemente, molto spesso rimpiangendo un Anello che aveva appena venduto. Per questo egli risulta eternamente benemerito all’A.R.M.A, l’Associazione Rigattieri Materiali Audio, che alza un giro d’affari di milioni di euro comprando e rivendendo sempre gli stessi esemplari.


         D’altra parte il credente non può collezionare tutto, per via di un suo grave handicap: la moglie!
    Donna già abbastanza stressata per aver dovuto cedere preziosi metri quadri per l’allestimento del Sacro Triangolo della Stereophonia, il luogo dove quotidianamente il nostro fedele pratica.


         Si tratta di un virtuale triangolo isoscele*, generalmente installato in una stanza adibita esclusivamente allo scopo. Agli angoli della base si ergono i Diffusori, spesso a forma di menhir, posti ad almeno un metro dalla parete posteriore ed orientati verso il vertice del triangolo: il punto d’ascolto, dove viene posizionata la poltrona regolabile, in modo che le orecchie del fedele siano esattamente alla stessa altezza dei Diffusori (precisamente ad altezza dei tweeter). 
    Al centro della base, fra i due Diffusori, sorge l’Impianto.

    E’ lo spartito la trascrizione di un’esecuzione unica ed irripetibile, o è l’esecuzione una trascrizione mai veramente fedele di uno spartito mentale unico ed irripetibile?

         Fu così che ad alcuni loro concerti, invece di suonare, decisero di distribuire agli spettatori paganti fotocopie degli spartiti dettagliati della musica che avrebbero dovuto eseguire, convinti così di aver regalato loro la vera sorgente creativa. L’esperimento non ebbe buon esito. In seguito alle fratture riportate ebbero l’illuminazione definitiva, smisero per sempre di suonare asserendo che l’unica cosa che si può fare o dire della musica è quanto segue: «Essa è».

          In questo Sacro Tempio gli Audiophili inseguono l’esperienza mistica della tridimensionalità spazio-musicale, il mistero del 3 nel 2.

    La via verso la verità è però lastricata di ostacoli. I loro principali nemici sono:

    • le interferenze
    • le vibrazioni
    • i cali di tensione


         Per combatterli meglio affollano i forum religiosi dove si scambiano consigli a tutto spiano. Considerando poi che molti di loro sono anche bricoler potete immaginarvi il risultato.


    Contro le interferenze, a parte la schermatura totale della stanza in lega di piombo e kriptonite che solo i più facoltosi possono realizzare, è in voga l’intervento di un esperto elettricista, consigliato dall’A.R.M.A, che eseguirà una modifica all’impianto elettrico, rendendo la stanza autonoma e cablata ex novo con materiali di ultima generazione, rame purissimo, antifurto satellitare e, su richiesta, impianto luci olfattive, attivazione con comando vocale e riconoscimento retina. Possibilità di pagamenti rateali per gli associati.
         Abbiamo inoltre le autocostruzioni di cavi a sestupla intrecciatura, con doppia ferrite carpiata e connettori placcati in oro, al cui confronto le trecce di Pippi Calzelunghe sono roba da pivelli.
         Per le vibrazioni è un fiorire di supporti a tre gambe (rigorosamente appuntite), piedini conici di acciaio, piedini di sughero, letti di sabbia dove adagiare i Sacri Piatti (le cosiddette Sandboxes), pavimenti galleggianti, l’uso del Matt, ed esperimenti vari come, ad esempio, gigantesche caccole di pongo, usate come smorsatori.

         Contro i cali di tensione gli stabilizzatori e, a volte, il trasloco e l’acquisto di un altro appartamento, lontano da quel maledetto centro industriale che provocava la cattiva qualità della corrente erogata.


         Altra caratteristica universalmente nota degli Audiophili è che di musica non capiscono un cazzo. D’altra parte a loro non importa il contenuto, bensì il contenente. Normalmente chi capisce di musica riesce ad ascoltarla anche sotto la doccia mentre il compattone urla in cucina, e non può fare a meno di mimare qualche strumento sembrando un deficiente.

         Gli Audiophili, anche sottoposti ad un travolgente Rock&Roll o messi alle strette con i Blues Brothers, riescono ad evitare di portare il tempo senza muovere un muscolo, sembrando catatonici.
         Provate inoltre a dare uno sguardo alle loro collezioni. Troverete prevalentemente dischi appartenenti a generi terrificanti, pervertiti e deviati: Lounge, Ambient, Neu-Jazz, stranamente intervallati qui e là a dischi più colti come Diane Krall o Miles Davies. Che vi dicevo? Completamente fuori di testa.

    Non meravigliatevi se l’arredamento dei loro locali vi sembrerà bizzarro. Tappeti, tendaggi, tristi pannelli di gomma piuma alle pareti, strani oggetti ai quattro angoli della stanza, che loro chiamano Trappole Sonore, sono tutti finalizzati al raggiungimento dell’esperienza mistica, ma verosimilmente hanno più successo come fonte di disperazione delle loro mogli.


         Le povere donne sono per natura antitetiche al culto dei mariti, data la loro aderenza a movimenti come il Mettiappostismo, l’Abbassailvolumesimo o il Saladapranzismo.


         Frequentemente, per reazione, si dedicano a credi molto lontani dall’Audiophilismo, come il Pilates e lo Yoga, finendo spesso coinvolte in sedute mistiche con i loro maestri, che usano riceverle singolarmente in casa accogliendole con incenso al muschio bianco, candele alla cannella, lampade di sale himalayano e vecchie musicassette dei Pink Floyd o dei Doors suonate su vecchi compattoni Philips anni ’80 con uno dei due canali scassato.
         La qual cosa farebbe incazzare parecchio i mariti, se lo sapessero.

    Non di essere cornuti, intendo, ma che le loro mogli si dedicano alla vecchia pratica della Monofonia.

          Ma questi Audiophili sono pericolosi? Come difendersi e come liberarsene?
          Fortunatamente non tendono al proselitismo. Hanno un forte senso della casta e molta puzza sotto al naso, convinti di avere conoscenze troppo profonde per noi comuni mortali, di conseguenza rimangono piuttosto riservati.
          Attenti però a non mostrarvi troppo interessati e a non mostrare troppe conoscenze di settore. Potreste ritrovarvi ben presto invitati ad una seduta di ascolto presso il loro Tempio, dove sareste costretti a sentire frasi allucinanti tipo «senti queste casse come suonano dietro, il suono sembra provenire dal muro», o come «ascolta bene il cantante ed il punto dal quale arriva la sua voce, si capisce che ha registrato stando seduto».

         E’ giunto l’ora di qualche suggerimento su come tenerli lontani.

    • Dite loro che vi farebbe tanto piacere ascoltare sul loro impianto un CD che avete appena masterizzato utilizzando mp3 scaricati dalla rete. (Hanno letteralmente il terrore che il loro impianto rimanga sotto shock dallo schifo).
    • Raccontate di essere amanti dell’Heavy Metal e che con i vostri suoni distorti avete già quattro coni sfondati all’attivo. (Questo li farà restare ammutoliti per un bel po’).
    • Tenete a disposizione sul vostro telefono cellulare una suoneria che riproduca il suono di una puntina che graffia paurosamente un vinile: li farà scappare a gambe levate o svenire sul posto. (Potete scaricare la suoneria in questione qui).


    Ringraziamo per la collaborazione alla stesura di questo articolo il nostro amico Aleph Ghimel Sole che Nasce (Maestro di Yoga).

  • Forse possiamo smettere di prenderci troppo sul serio

    Forse possiamo smettere di prenderci troppo sul serio

    C’è una cosa che, nei percorsi spirituali, rischiamo di perdere per strada: il senso dell’Ironia.

    È curioso, perché partiamo dicendo che vogliamo liberarci dall’ego e, dopo qualche corso, qualche meditazione e un paio di esperienze “molto profonde”, rischiamo di costruircene uno nuovo di zecca. Solo un po’ più sofisticato.

    Prima eravamo semplicemente presuntuosi.
    Adesso siamo consapevoli (ma non abbastanza consapevoli di quanto presuntuosi siamo rimasti)

    Prima volevamo avere ragione.
    Adesso abbiamo una visione (l’importante è che la mia visione sia quella che ha ragione)

    Prima giudicavamo gli altri.
    Adesso diciamo che gli altri sono “a un diverso livello evolutivo” (purchè si sappia che quel livello è inferiore al nostro).

    Insomma, abbiamo fatto un grande lavoro su noi stessi e…mio Dio…quanto siamo diventati insopportabili. Quanto siamo Guru. Quanto siamo Io Io Io

    E se fosse proprio l’ironia il linguaggio del Mondo Spirituale?

    Non il sarcasmo, che di certo ha forze di avversione e nichilismo. Se fosse invece una santa, delicata e a volte spassosa ironia quella che ci permette di guardarci da fuori e riconoscere il personaggio che, senza accorgercene, stiamo interpretando? E se proprio l’ironia fosse il modo di farsi due chiacchiere con l’angelo, o con i propri Spiriti?

    Una cosa che mi ha sempre colpito nei viaggi sciamanici è che i nostri spiriti in forma animale sembrano avere un rapporto molto poco reverenziale con le nostre magnifiche costruzioni spirituali.

    Per inciso nel viaggio Sciamanico gli spiriti compaiono in forma animale non perché siano veramente animali, ma perché quella forma ti permette di integrare qualcosa. È una forma che compare a te. La forma è un mezzo di comunicazione.

    Così tu parti per incontrare il tuo animale guida aspettandoti una rivelazione cosmica, e lui si presenta sotto forma di piccolo bacarozzo mimando i tuoi atteggiamenti che avevi ricoperto con parole altisonanti. Certo speravi fosse il Lupo o l’Aquila, così potevi sentirti tanto fico, invece un piccolo insignificante bacarozzo viene a darti l’importante messaggio. Se non hai ironia il messaggio decisamente può sfuggirti.

    Ma se ridi non ti sfugge. E allora ridi, e ridi.

    Ricordo di aver fatto dei viaggi sciamanici ridendo a crepapelle perché il mio animale guida non aveva alcuna intenzione di dirmi cose un po’ più pertinenti alla mia domanda, se prima non ero disposta a vedere alcune mie cose importanti. Una volta per farmi capire questo il mio animale Guida, rigorosamente sotto forma di cartone animato, si era riempito di orpelli e collane, e camminava con la stessa andatura con cui cammino io. Quegli orpelli sbrilluccicanti erano qualcosa che mi riguardava, non perché io porti collane o bijoux, ma in forma simbolica lui mi parlava degli abbellimenti che facevo con le mie parole, e di quanto fossero inutili. Ma il fatto è che con il suo andamento ironico io sono cambiata semplicemente per averlo visto, e la sua comicità mi aveva permesso di non prendere nulla sul personale. Il mondo spirituale non vuole ferirci, ci vuole come alleati, e allora forse possiamo ridere di noi stessi e di tutte le nostre idee altisonanti sulla nostra evoluzione.

    Ed è proprio lì che, spesso, arriva qualcosa di molto più prezioso della rivelazione che stavi cercando.

    Perché quando riesci a ridere di te stesso, l’ego perde un po’ della sua presa.

    Non devi più essere quello che sa.
    Quello che ha capito.
    Quello che è evoluto.
    Quello che “sente le energie”.
    Quello che ha finalmente trovato la propria missione.

    Puoi semplicemente essere una persona che, ogni tanto, prende delle solenni cantonate.

    Siamo chiamati all’ironia perché restituisce umanità al nostro essere creature spirituali, e ci ricorda che siamo spirituali sempre, anche quando laviamo i piatti.

    Ma ci dovremmo ricordare ogni tanto, soprattutto negli ambienti spiritualeggianti che non siamo così importanti come ci piacerebbe pensare.

    Siamo un puntino in mezzo a un Cosmo così vasto e articolato in immense realtà energetiche che la nostra idea di essere speciali, vista da abbastanza lontano, diventa quasi tenera.

    Quindi sì: meditiamo, lavoriamo su noi stessi, cerchiamo di evolvere, ascoltiamo l’anima, incontriamo i nostri spiriti animali.

    Ma, ogni tanto, facciamoci anche una bella risata.

    Perché se il nostro percorso spirituale ci impedisce di ridere di noi stessi, forse non siamo diventati più consapevoli, siamo solo diventati più bravi a prenderci dannatamente sul serio.