C’è una cosa che, nei percorsi spirituali, rischiamo di perdere per strada: il senso dell’Ironia.
È curioso, perché partiamo dicendo che vogliamo liberarci dall’ego e, dopo qualche corso, qualche meditazione e un paio di esperienze “molto profonde”, rischiamo di costruircene uno nuovo di zecca. Solo un po’ più sofisticato.

Prima eravamo semplicemente presuntuosi.
Adesso siamo consapevoli (ma non abbastanza consapevoli di quanto presuntuosi siamo rimasti)
Prima volevamo avere ragione.
Adesso abbiamo una visione (l’importante è che la mia visione sia quella che ha ragione)
Prima giudicavamo gli altri.
Adesso diciamo che gli altri sono “a un diverso livello evolutivo” (purchè si sappia che quel livello è inferiore al nostro).
Insomma, abbiamo fatto un grande lavoro su noi stessi e…mio Dio…quanto siamo diventati insopportabili. Quanto siamo Guru. Quanto siamo Io Io Io
E se fosse proprio l’ironia il linguaggio del Mondo Spirituale?
Non il sarcasmo, che di certo ha forze di avversione e nichilismo. Se fosse invece una santa, delicata e a volte spassosa ironia quella che ci permette di guardarci da fuori e riconoscere il personaggio che, senza accorgercene, stiamo interpretando? E se proprio l’ironia fosse il modo di farsi due chiacchiere con l’angelo, o con i propri Spiriti?
Una cosa che mi ha sempre colpito nei viaggi sciamanici è che i nostri spiriti in forma animale sembrano avere un rapporto molto poco reverenziale con le nostre magnifiche costruzioni spirituali.
Per inciso nel viaggio Sciamanico gli spiriti compaiono in forma animale non perché siano veramente animali, ma perché quella forma ti permette di integrare qualcosa. È una forma che compare a te. La forma è un mezzo di comunicazione.
Così tu parti per incontrare il tuo animale guida aspettandoti una rivelazione cosmica, e lui si presenta sotto forma di piccolo bacarozzo mimando i tuoi atteggiamenti che avevi ricoperto con parole altisonanti. Certo speravi fosse il Lupo o l’Aquila, così potevi sentirti tanto fico, invece un piccolo insignificante bacarozzo viene a darti l’importante messaggio. Se non hai ironia il messaggio decisamente può sfuggirti.
Ma se ridi non ti sfugge. E allora ridi, e ridi.
Ricordo di aver fatto dei viaggi sciamanici ridendo a crepapelle perché il mio animale guida non aveva alcuna intenzione di dirmi cose un po’ più pertinenti alla mia domanda, se prima non ero disposta a vedere alcune mie cose importanti. Una volta per farmi capire questo il mio animale Guida, rigorosamente sotto forma di cartone animato, si era riempito di orpelli e collane, e camminava con la stessa andatura con cui cammino io. Quegli orpelli sbrilluccicanti erano qualcosa che mi riguardava, non perché io porti collane o bijoux, ma in forma simbolica lui mi parlava degli abbellimenti che facevo con le mie parole, e di quanto fossero inutili. Ma il fatto è che con il suo andamento ironico io sono cambiata semplicemente per averlo visto, e la sua comicità mi aveva permesso di non prendere nulla sul personale. Il mondo spirituale non vuole ferirci, ci vuole come alleati, e allora forse possiamo ridere di noi stessi e di tutte le nostre idee altisonanti sulla nostra evoluzione.
Ed è proprio lì che, spesso, arriva qualcosa di molto più prezioso della rivelazione che stavi cercando.
Perché quando riesci a ridere di te stesso, l’ego perde un po’ della sua presa.
Non devi più essere quello che sa.
Quello che ha capito.
Quello che è evoluto.
Quello che “sente le energie”.
Quello che ha finalmente trovato la propria missione.
Puoi semplicemente essere una persona che, ogni tanto, prende delle solenni cantonate.
Siamo chiamati all’ironia perché restituisce umanità al nostro essere creature spirituali, e ci ricorda che siamo spirituali sempre, anche quando laviamo i piatti.
Ma ci dovremmo ricordare ogni tanto, soprattutto negli ambienti spiritualeggianti che non siamo così importanti come ci piacerebbe pensare.
Siamo un puntino in mezzo a un Cosmo così vasto e articolato in immense realtà energetiche che la nostra idea di essere speciali, vista da abbastanza lontano, diventa quasi tenera.
Quindi sì: meditiamo, lavoriamo su noi stessi, cerchiamo di evolvere, ascoltiamo l’anima, incontriamo i nostri spiriti animali.
Ma, ogni tanto, facciamoci anche una bella risata.
Perché se il nostro percorso spirituale ci impedisce di ridere di noi stessi, forse non siamo diventati più consapevoli, siamo solo diventati più bravi a prenderci dannatamente sul serio.

