Autore: megafab

  • Piccoli guru crescono

    Piccoli guru crescono


    «Tesoro, senti il tuo corpo: ti va di mangiare?»
    «No.»
    «Perfetto. E cosa senti dentro questo no?»
    «La fame.»
    «Bene. Entriamo in contatto con questa sensazione.»


    A quattro anni.
    A cinque fanno già un ritiro spirituale.

    «Amore, perché sei triste?»
    «Perché Marco mi ha rubato la macchinina.»
    «E cosa ti ha fatto sentire questo gesto?»
    «Mi ha fatto girare i coglioni.»
    «Molto bene. Hai riconosciuto la rabbia.»
    «Sì. E adesso posso menarlo?»
    «No, amore. La violenza non è una modalità sana di espressione.»
    «Allora posso dirgli che è un bastardo?»
    «Possiamo lavorare sull’assertività.»

    «Cosa fai oggi pomeriggio?»
    «Inglese, psicomotricità, pianoforte, teatro, nuoto, mindfulness e laboratorio creativo.»
    «E poi giochi?»
    «No, alle sei e mezza ho il laboratorio di gioco spontaneo.»

    Il bambino prende due legnetti e dice:
    «Guarda mamma, una pistola!»
    La madre si irrigidisce.
    «No, amore. È un oggetto simbolico che può rappresentare un vissuto di aggressività.»
    «Mamma, è un cazzo di legno.»
    «Interessante. Perché senti il bisogno di usare un linguaggio così forte?»
    «Perché ho cinque anni e mi hai appena tolto la pistola.»

    «Noi non vogliamo che nostro figlio senta il peso delle aspettative.»
    E infatti il bambino fa:
    inglese, pianoforte, tennis, sci, robotica, scacchi, teatro, cinese, meditazione…
    e un corso di gestione dello stress.
    A sette anni.
    Perché poverino, è già stressato.

    «Ma non è un po’ tanto?»
    «No, assolutamente. Noi lasciamo che sia lui a scegliere.»
    «Ah, quindi ha scelto lui?»
    «Sì.»
    «Cosa?»
    «Tutte le attività.»
    «E se avesse scelto di stare a casa a guardare i cartoni?»
    Silenzio.
    «Quella non era un’opzione.»

    Perché il bambino deve esprimere il proprio potenziale.
    Praticamente è diventato una start-up.


    «Come sta tuo figlio?»
    «Bene. Abbiamo individuato un’area di miglioramento nella gestione della frustrazione.»
    «Ah.»
    «Stiamo ottimizzando le sue risorse emotive.»
    «Ma quanti anni ha?»
    «Sei.»
    «Ah. Pensavo avesse un CDA.»

    «Io voglio solo che mio figlio sia felice.»
    Certo.
    Felice.
    Ma anche autonomo, empatico, consapevole, creativo, resiliente, realizzato, sensibile, sicuro di sé…
    E possibilmente bilingue.
    A tre anni.

    Poi il bambino cresce.
    A otto anni:
    «Mamma, io cosa voglio veramente?»
    «Non lo so, amore. Ascolta il tuo cuore.»
    «Posso andare a giocare?»
    La madre si commuove.
    «Finalmente hai trovato il tuo desiderio autentico.»
    «No, devo fare la cacca.»

    Poi arrivano i colloqui con gli insegnanti.
    «Suo figlio oggi ha litigato con un compagno.»
    «Avete verificato il contesto relazionale?»
    «Sì.»
    «Avete esplorato il vissuto emotivo di entrambi?»
    «Sì.»
    «Avete facilitato una comunicazione non violenta?»
    «Sì.»
    «Avete escluso dinamiche di proiezione?»
    La maestra la guarda.
    «Signora, hanno otto anni.»
    «Sì.»
    «Si sono menati per una figurina.»
    «Quale?»
    «Un calciatore.»
    «Ah.»
    «Uno aveva Mbappé e l’altro voleva Mbappé.»
    «E quindi?»
    «Uno gli ha dato Messi.»
    La madre sospira.
    «Una soluzione transattiva.»

    E poi arriva l’adolescenza.
    «Mamma, non so più chi sono.»
    «È normale. Ascolta la tua voce interiore.»
    «Quale? Ce ne sono tre.»
    «Ah.»
    «Una dice medicina, una filosofia e una dice di mollare tutto e fare il DJ.»
    «Sono tutte parti di te.»
    «Posso fare quello che voglio?»
    «Certo.»
    «Anche niente?»
    Silenzio.
    «Va bene.»
    «Davvero?»
    «Sì.»
    «Per quanto?»
    «Mezz’ora.»
    «Perché?»
    «Perché alle cinque hai il corso di leadership.»

    E così crescono.
    Piccoli guru.
    Consapevoli.
    Empatici.
    Resilienti.
    Con un’ottima capacità di riconoscere le emozioni.
    E soprattutto…


    con un’agenda pienissima.


    Perché noi genitori vogliamo una cosa semplicissima:
    che i nostri figli siano liberi.
    Liberissimi.
    Libertà totale.


    Purché sia la libertà giusta.

    Articolo di Nanda Ioga.

  • BASMATI n. ZERO – L’intervista.

    BASMATI n. ZERO – L’intervista.

    — Perché avete sentito la necessità di fondare Basmati?

    — Ci sembrava giusto sentire anche lei.

    — Perché una rivista per il Guru moderno?

    — Perché il Guru moderno è cambiato. Una volta si ritirava per anni su una montagna. Oggi sarebbe impensabile.

    — Per quale motivo?

    — Lassù prende malissimo.

    — Quindi Basmati si occuperà di spiritualità?

    — Anche. Ma soprattutto di chi se ne occupa.

    — Che differenza c’è?

    — Parecchi follower.

    — Quindi il Guru è solo una parte del vostro target?

    — Il target è un lusso che non possiamo permetterci. Spariamo nel mucchio.

    — Ma quindi, quale sarà il vostro messaggio?

    — Sì.

    — In che senso, scusi?

    — Proprio quello.

    — Ho capito. Volete lasciare che sia il lettore ad interrogarsi sul significato delle vostre dichiarazioni, aprendo quel dialogo interiore con le proprie parti, osservandole, riconoscendole e lasciando che la comprensione si manifesti da sola.

    — Ma lei segue per caso Guru Sri aNando?

    — No, perché? Chi è?

    — Un nostro collaboratore. Mi sembrava di sentire parlare lui.

    — Ah, molto bene. Ne voglio approfittare per chiedervi come è composta la vostra Redazione.

    — Non ce l’abbiamo.

    — Come non l’avete… e chi scrive gli articoli?

    — Generalmente si manifestano spontaneamente, e noi li canalizziamo.

    — Ah, un po’ come gli apporti ectoplasmatici.

    — Ma lei ha letto i libri del Cerchio Firenze?

    — No, perché?

    — Scusi, ma chi l’ha assunta alla Gazzetta Akashica?

    — Mio zio Gustavo.

    — Rol?

    — Sììììì… bravo… Rolando, Gustavo Rolando Esposito. Lo conosce?

    — Ecco. Mi spiego tutto.

    — Ma torniamo a Basmati. Che cosa troveranno concretamente i lettori sulla vostra rivista?

    — Tutto ciò di cui hanno bisogno.

    — E come fate a sapere di cosa hanno bisogno?

    — Glielo diciamo noi.

    — Capisco. Quindi articoli, approfondimenti…

    — Certamente.

    — Rubriche?

    — Diverse.

    — Pubblicità?

    — Selezionatissima. Solo prodotti indispensabili dei quali i nostri lettori ignoravano l’esistenza.

    — Mi sembra un progetto molto ambizioso.

    — Anche a noi. Stiamo cercando di ridimensionarlo, ma continua a crescere.

    — Ancora poche domande, anche perché non respiro bene con questo cappuccio nero che mi avete messo in testa… Dicevo… ci lasci almeno un indizio finale sulla linea editoriale della vostra rivista.

    — Non abbiamo linee, solo cerchi. Il 3D sta venendo giù, e con lui il pensiero lineare. Vogliamo aiutare la gente a pensare circolare, e magari anche a circolare pensando.

    — A proposito di circolare, ho la macchina in doppia fila. Forse è meglio che vada.

    — La ringrazio molto, Carmelina. Anche io dovrei andare. Ho una canalizzazione alle sette e mezza.

    Articolo di La Redazione Fantasma.