
Ci sono domande che l’Umanità si pone da millenni.
Chi siamo?
Da dove veniamo?
Dove andiamo?
E soprattutto: avete le prove?
Quest’ultima domanda appartiene a lui.
L’Agente del CICAP.
Lo avevamo già incontrato. O forse era un altro. Con gli Agenti del CICAP non è facile: cambiano nome, faccia, altezza e talvolta sesso, ma noi sappiamo che è sempre lui.
Compare quando meno te lo aspetti.
A un convegno di medianità. A una conferenza sulla reincarnazione. Durante una regressione alle vite precedenti. Dietro l’ultima fila di sedie di un seminario sul risveglio quantico.
Non disturba.
Non contesta.
Ascolta.
Poi, quando ormai pensi di averla fatta franca, alza una mano.
— Avete le prove?
Questa volta, però, l’Agente si è spinto troppo oltre.
Davanti a una platea gremita ha lanciato al mondo olistico una sfida che non poteva rimanere senza risposta:
— Dimostrate che l’Inconscio esiste.
Il mondo olistico ha accettato.
Il luogo dello scontro è stato scelto.
Il Pala Chakra.
BASMATI era presente.
Non perché qualcuno ce l’abbia chiesto.
DIMOSTRATE CHE L’INCONSCIO ESISTE
Grande pubblico al Pala Chakra per il confronto tra l’Agente del CICAP e Sri Param Satyananda
Il Pala Chakra era gremito in ogni ordine di posto.
Fin dalle prime ore del pomeriggio migliaia di persone avevano raggiunto l’impianto per assistere all’attesissimo confronto tra l’Agente del CICAP e Sri Param Satyananda, al secolo Gianfranco Pizzuti, Presidente dell’Associazione Esoteristi Italiani.

Alle 20:30, mezz’ora prima dell’inizio, risultavano esauriti anche i posti del Settimo Anello, tradizionalmente riservato a chi ha già completato almeno tre cicli di reincarnazione.
Particolarmente pittoresco il settore occupato dai membri del Divino Otelma Fan Club, facilmente riconoscibili per gli abiti cerimoniali e per uno striscione di ventidue metri sul quale campeggiava la scritta:
OTELMA UNO DI NOI
Decisamente più composti i rappresentanti della Scuola Normale Superiore di Pisa, seduti tre settori più in là.
Non avevano striscioni.
Avevano portato dei quaderni.
Tra il pubblico anche psicologi, counselor, sensitivi, ricercatori, astrologi, fisici, medium, semplici curiosi e almeno quattro persone che sostenevano di trovarsi lì per sincronicità.
Alle 21:17 le luci si abbassano.
Un lungo applauso accompagna l’ingresso di Sri Param Satyananda.
Pochi secondi dopo entra l’Agente del CICAP.
Completo scuro. Camicia bianca. Una cartellina sotto il braccio.
Nessuno lo ha visto arrivare.
È lui.
Ne siamo quasi sicuri.
Dopo le presentazioni di rito, il moderatore ricorda al pubblico le regole dell’incontro: tempi uguali per i due relatori, diritto di replica, divieto di interrompere e assoluto divieto di modificare la realtà consensuale durante il dibattito.
Poi cede la parola all’Agente.
L’Agente apre la cartellina.
— Vorrei partire da una questione molto semplice. Lei sostiene che esista qualcosa che chiama Inconscio.
— Non soltanto io.
— D’accordo. Possiamo osservarlo?
— Direttamente, no.

L’Agente annuisce.
— Allora su quali basi ne affermiamo l’esistenza?
— Sui suoi effetti.
— Mi faccia un esempio.
— Un sogno. Un lapsus. Un comportamento del quale non sappiamo spiegare consapevolmente la motivazione. Una reazione emotiva apparentemente sproporzionata. Esistono molti fenomeni che suggeriscono l’esistenza di processi psichici dei quali non siamo consapevoli.
Per la prima volta nella serata, il Pala Chakra tace completamente.
L’Agente prende qualche appunto.
— Ma questo dimostra soltanto che esistono processi dei quali non conosciamo la causa. Non dimostra necessariamente l’esistenza di ciò che lei chiama Inconscio.
— Lei ha mai visto un elettrone?
Qualche mormorio dagli spalti.
L’Agente alza gli occhi.
— Direttamente, no.
— Eppure non mette in dubbio che esista.
— Perché possiamo osservarne gli effetti, misurarli e costruire esperimenti che producono risultati verificabili.
— Anche dell’Inconscio possiamo osservare gli effetti.
L’Agente annuisce.
— Benissimo. Allora siamo già a buon punto.
Un applauso spontaneo si leva dalla platea.
Non è chiaro per chi.
— Se possiamo osservarne gli effetti» prosegue l’Agente «possiamo formulare un’ipotesi e sottoporla a verifica.
— Possiamo provarci.
— In condizioni controllate.
— Possiamo provarci.
— E l’esperimento dovrà essere ripetibile.
Sri Satyananda esita.
— Questo è più complicato.
— Perché?
— Perché stiamo parlando di esseri umani.
— Naturalmente.
— Se lei sottopone una persona a un’esperienza e poi ripete l’esperimento, la seconda volta non sta più lavorando con la stessa persona.
L’Agente lo osserva.
— È sempre la stessa persona.
— Fisicamente sì. Ma ha già vissuto il primo esperimento. Possiede un’esperienza che prima non aveva. Potrebbe averne modificato aspettative, emozioni, risposte.
Qualche applauso dalla platea.
Anche uno dei rappresentanti della Normale di Pisa smette per un momento di scrivere.
L’Agente annuisce lentamente.
— È un’obiezione ragionevole. Per questo non ripeteremmo necessariamente l’esperimento sulla stessa persona. Utilizzeremmo un campione sufficientemente ampio di soggetti.
— E avremmo un altro problema.
— Quale?
— Ognuno di loro avrebbe il proprio Inconscio.
L’Agente rimane fermo per qualche secondo.
— Come, scusi?
— Ognuno ha il proprio Inconscio.
— Ah.
L’Agente appoggia la penna.
— Comoda questa trovata.
Qualche risata tra il pubblico.
— Non è una trovata.
— Quindi lei ha il suo Inconscio.
— Certamente.
— Io ho il mio.
— Certamente.
L’Agente indica la platea.
— E ognuna di queste persone ha il proprio?
— Naturalmente.
L’Agente si volta lentamente verso gli spalti gremiti.
— Quanti spettatori ci sono questa sera?
Il moderatore consulta una scheda.
— Dodicimilaquattrocentotrentotto.
— Quindi in questo momento all’interno del Pala Chakra ci sarebbero dodicimilaquattrocentotrentotto Inconsci.
— Dodicimilaquattrocentoquaranta.
L’Agente si volta.
— Perché quaranta?
— Ci siamo anche noi due.
Silenzio.
— Non erano stati conteggiati.
— Gli Inconsci non pagano il biglietto.
Dal settore del Divino Otelma Fan Club parte un applauso.
L’Agente aspetta che torni il silenzio.
Pubblicità Consapevole

— D’accordo. Lasciamo perdere gli altri dodicimilaquattrocentotrentanove e concentriamoci sul suo.
— Va bene.
— Possiamo osservarlo?
— Le ho già detto di no.
— Possiamo misurarlo?
— Dipende da cosa intende per misurare.
— Possiamo stabilire in questo momento se sia presente oppure no?
Sri Satyananda sembra perplesso.
L’Agente si sporge leggermente in avanti.
— Il suo Inconscio…
Una breve pausa.
— …è qui con noi, in questo momento?
Dal settore della Normale di Pisa proviene un rumore improvviso.
Potrebbe essere stato un colpo di tosse.
Potrebbe non esserlo stato.
Sri Satyananda sorride.
— Il mio Inconscio è sempre con me.
— Quindi sì.
— In un certo senso.
— Esiste un senso nel quale non è con lei?
— Non fisicamente.
— Questo lo avevo intuito.
Prime risate.
L’Agente aspetta.
— Allora proviamo a stabilire qualcosa di molto semplice. Se l’Inconscio produce effetti osservabili, dovremmo poter formulare almeno una previsione.
— Non necessariamente.
— Perché?
— Perché l’Inconscio non è una macchina.
— Neppure un essere umano lo è. Eppure possiamo formulare ipotesi sul comportamento umano.
— Ipotesi, appunto.
— Perfetto. Mi accontento di un’ipotesi.
Sri Satyananda riflette.
— Potremmo utilizzare un’associazione libera.
— Bene.
— Lei propone una parola e il soggetto risponde con la prima parola che gli viene in mente.
— E come distinguiamo una risposta prodotta dall’Inconscio da una risposta qualsiasi?
Sri Satyananda rimane in silenzio.
— Dal significato.
— Stabilito da chi?
— Dal soggetto, insieme a chi conduce l’esperimento.
— Quindi il risultato viene interpretato dopo che si è verificato.
— In parte.
— E prima dell’esperimento non possiamo stabilire quale risposta confermerebbe la nostra ipotesi.
— Non sempre.
— E quale la smentirebbe.
— Non necessariamente.
L’Agente si sistema gli occhiali.
— Questo è un problema.
— Per lei.
Per la prima volta, il settore olistico applaude compatto.
L’Agente aspetta.
Poi sorride.
— No. Per l’esperimento.
Applausi dalla parte opposta.
La serata, finalmente, era cominciata.
L’Agente riapre la cartellina.
— Proviamo allora a procedere in un altro modo. Lei sarebbe disposto a sottoporre l’esistenza dell’Inconscio a un esperimento controllato?
— Dipende dall’esperimento.
— Naturalmente. Dovremmo concordare insieme un protocollo.
— Questo mi sembra ragionevole.
— Stabilire prima che cosa vogliamo osservare.
— D’accordo.
— E soprattutto stabilire prima quale risultato considereremmo una conferma della nostra ipotesi e quale, invece, una smentita.
Sri Satyananda si ferma.
— Una smentita definitiva?
— Possibilmente.
— Questo sarebbe difficile.
— Perché?
— Perché il fatto che un fenomeno non si verifichi in determinate condizioni non significa necessariamente che quel fenomeno non esista.
L’Agente annuisce.
— È vero.
Un leggero brusio attraversa il pubblico.
— Ma se nessun risultato possibile può dimostrare che la sua ipotesi è sbagliata, allora la sua ipotesi non è falsificabile.
— Falsificabile?
— Sì.
— Non vedo perché dovremmo insultarci.
Le prime file ridono.
L’Agente aspetta.
— Falsificabile significa che deve esistere almeno un risultato possibile incompatibile con l’ipotesi.
— Capisco.
— Se qualunque cosa accada conferma la teoria, non abbiamo più un esperimento.
— Abbiamo un’esperienza.
L’Agente solleva lo sguardo.
— Non è la stessa cosa.
— Non ho detto che lo sia.
Per qualche secondo nessuno parla.
Dalla tribuna della Normale di Pisa parte un applauso isolato.
Non è chiaro per chi.
L’Agente riprende.
— Facciamo un esempio. Supponiamo che lei affermi che l’Inconscio sia in grado di influenzare una determinata scelta.
— Può accadere.
— Bene. Prepariamo cento prove.
— Perché cento?
— Per avere un campione statisticamente significativo.
— E se l’Inconscio si manifesta alla centounesima?
L’Agente rimane in silenzio.
— Ne facciamo duecento.
— Potrebbe manifestarsi alla duecentounesima.
— Ne facciamo mille.
— Lei lo sta provocando.
Un boato dal settore del Divino Otelma Fan Club.
L’Agente posa nuovamente la penna.
— L’Inconscio sa quante prove abbiamo programmato?
— Non possiamo escluderlo.
— Come farebbe a saperlo?
— È Inconscio.
— Questo non risponde alla domanda.
— Nemmeno l’Inconscio, generalmente.
L’Agente prende nota.
A questo punto il moderatore interviene per ricordare che mancano ancora quarantacinque minuti alla prima pausa.
La notizia viene accolta con reazioni contrastanti.
L’Agente decide di cambiare strategia.
— Proviamo almeno a eliminare le interferenze.
— Quali interferenze?
— Le aspettative dello sperimentatore, per esempio. Se chi conduce il test conosce in anticipo il risultato atteso, potrebbe involontariamente influenzare il soggetto.
— Su questo siamo perfettamente d’accordo.
Per la prima volta i due sembrano aver trovato un terreno comune.
— Ottimo. Potremmo quindi utilizzare un protocollo in doppio cieco.
Sri Satyananda aggrotta la fronte.
— Doppio cieco?
— Né il soggetto né lo sperimentatore sanno a quale gruppo appartenga il soggetto o quale condizione venga somministrata.
— Capisco.
— In questo modo riduciamo il rischio che le aspettative influenzino il risultato.
— Ma rimane l’Inconscio.
— Naturalmente. È quello che stiamo cercando.
— No. Intendo l’Inconscio dello sperimentatore.
L’Agente si ferma.
— Che cosa c’entra?
— Lei ha appena detto che lo sperimentatore potrebbe influenzare inconsapevolmente il soggetto.
— Sì.
— Quindi anche se lo sperimentatore non sa quale sia il risultato atteso, il suo Inconscio potrebbe saperlo.
L’Agente guarda il pubblico.
Poi torna verso il tavolo.
— Per quale ragione l’Inconscio dello sperimentatore dovrebbe conoscere un’informazione che lo sperimentatore non conosce?
— È esattamente il genere di domanda che bisognerebbe fare all’Inconscio.
Risate.
— Possiamo fargliela?
— Non direttamente.
— Naturalmente.
L’Agente beve un sorso d’acqua.
— Allora ricapitoliamo. Abbiamo il soggetto.
— Sì.
— L’Inconscio del soggetto.
— Sì.
— Lo sperimentatore.
— Sì.
— L’Inconscio dello sperimentatore.
— Esatto.
— E dobbiamo impedire che questi quattro soggetti interferiscano tra loro.
— Sarebbe preferibile.
— Due dei quattro, però, non sappiamo neppure come contattarli.
— Adesso comincia a comprendere la complessità del problema.
Il pubblico applaude.
Questa volta prevalentemente dalla parte olistica.
La situazione cominciava intanto a produrre conseguenze anche sugli spalti.

Particolarmente delicata appariva quella del settore riservato a psicologi, psicoanalisti e psicoterapeuti.
A differenza delle altre delegazioni, i suoi componenti non sembravano avere ancora deciso da che parte stare.
Alcuni applaudivano le osservazioni dell’Agente del CICAP.
Altri quelle del Sri Satyananda.
Qualcuno, prudentemente, applaudiva entrambi.
Durante l’incontro, il nostro Inviato Invisibile è riuscito a carpire il dialogo tra due spettatori, entrambi stimati psicoanalisti.
— Ma noi da che parte stiamo?
— Dalla parte dell’Inconscio, è ovvio.
— Ma questo significa che parteggiamo per gli sciroccati.olistici.
— È vero. Non ci avevo pensato.
— Cosa penseranno i nostri colleghi? Che ci ha dato di volta il cervello?
— Allora tifiamo CICAP.
— Ma non possiamo tifare per chi dice che l’Inconscio non esiste.
Silenzio.
— Cazzo. Un CONFLITTO.
— Come cazzo ne usciamo?
— Aspetta un attimo…
— …
— Chiamo mamma. Mi faccio dire cosa dobbiamo fare.
Il nostro Inviato Invisibile non è riuscito a conoscere la risposta della madre.
Sul palco, nel frattempo, il confronto continuava.
L’Agente sembrava intenzionato a riportare la discussione su un terreno più solido.
— C’è un punto sul quale credo possiamo essere d’accordo.
— Sentiamo.
— Se vogliamo stabilire se un fenomeno esiste, dobbiamo cercare di separarlo dalle nostre convinzioni sul fenomeno stesso.
— In linea di principio, sì.
— Quindi dobbiamo evitare che il risultato dipenda da ciò che io credo o da ciò che crede lei.
— Sì.
— Perfetto.
L’Agente chiude la cartellina.
— Allora facciamo condurre l’esperimento a qualcuno che non crede nell’Inconscio.
Sri Satyananda scuote immediatamente la testa.
— Non funzionerebbe.
L’Agente riapre la cartellina.
— Perché?
— Perché non ci crede.
Per qualche secondo il Pala Chakra rimane completamente silenzioso.
— Mi sta dicendo che per verificare se l’Inconscio esiste dobbiamo affidare l’esperimento a qualcuno che crede già che esista?
— Non necessariamente.
— Bene.
— È sufficiente che sia aperto alla possibilità.
— E come misuriamo l’apertura?
— Si percepisce.
L’Agente si appoggia allo schienale.
— Da chi?
— Da una persona sufficientemente aperta.
La Normale di Pisa prende appunti.
Molti appunti.
L’Agente rimane qualche secondo in silenzio.
— Mi sembra che stiamo costruendo un sistema nel quale ogni tentativo di verifica richiede già di accettare almeno una parte di ciò che vorremmo verificare.
Sri Satyananda sorride.
— E lei mi sembra stia costruendo un sistema nel quale può esistere soltanto ciò che accetta di sottoporsi alle sue regole.
Questa volta non ride nessuno.
L’Agente guarda il suo interlocutore.
Sri Satyananda guarda l’Agente.
Dalla platea parte un applauso.
Prima timido.
Poi sempre più forte.
Per alcuni secondi, al Pala Chakra, la questione sembra essere tornata terribilmente seria.
È a quel punto che l’Agente commette l’errore.
— Va bene.
Richiude lentamente la cartellina.
— Allora lasciamo stare l’esperimento.
Pausa.
L’Agente rimane qualche secondo in silenzio.
Poi riapre la cartellina.
— C’è ancora una cosa che non mi convince.
— Quale?
— Lei sostiene che la presenza dello sperimentatore possa influenzare il risultato.
— Certamente.
— Anche involontariamente.
— Soprattutto involontariamente.
— Quindi se conducessi io l’esperimento, la mia presenza potrebbe modificarne l’esito.
— Potenzialmente.
— Perché sono scettico.
— Anche.
— Allora facciamo condurre l’esperimento a un’altra persona.
— Dipende dalla persona.
— Una persona neutrale.
— Non esistono persone neutrali.
L’Agente si ferma.
— Mettiamo una telecamera.
— Anche la presenza di una telecamera può modificare il comportamento del soggetto.
— La nascondiamo.
— Sarebbe eticamente discutibile.
— Avvertiamo il soggetto che c’è una telecamera nascosta.
— A quel punto saprebbe che c’è.
L’Agente guarda il moderatore.
Il moderatore guarda altrove.
— Allora niente telecamera.
— Va bene.
— Nessuno sperimentatore presente.
— Va bene.
— Nessun osservatore.
— Va bene.
— Il soggetto non deve sapere che è in corso un esperimento.
— Perfetto.
L’Agente annuisce.
Per la prima volta dall’inizio della serata sembra soddisfatto.
Poi qualcosa lo turba.
— Come raccogliamo i dati?
Sri Satyananda riflette.
— Non lo so.
Silenzio.
— Nemmeno io.
— Finalmente siamo d’accordo.
Un lungo applauso attraversa il Pala Chakra.
Questa volta nessuno riesce a capire per chi.
L’Agente, tuttavia, non sembra disposto ad arrendersi.
— Rimane un problema.
— Un altro?
— Se ogni osservazione può modificare il fenomeno osservato, come facciamo a sapere qualcosa dell’Inconscio?
— Attraverso l’esperienza.
— Ma l’esperienza è soggettiva.
— Naturalmente.
— E due persone possono interpretare la stessa esperienza in maniera completamente diversa.
— Certamente.
— Quindi non possiamo utilizzarla come prova oggettiva.
— Non ho mai detto che fosse oggettiva.
L’Agente si interrompe.
— Allora forse stiamo parlando di due cose diverse.
Sri Satyananda sorride.
— È quello che cerco di dirle dall’inizio.
Per qualche secondo il Pala Chakra tace.
È probabilmente il momento in cui i due contendenti arrivano più vicini a comprendersi nel corso dell’intera serata.
Dura poco.
— Rimane però il fatto» riprende l’Agente «che lei continua a chiamare “esistente” qualcosa che non può mostrarmi.
— Anche lei.
— Che cosa?
— Il metodo scientifico.
L’Agente lo guarda.
— Il metodo scientifico non è una cosa.
— Neanche l’Inconscio.
— È un insieme di procedure.
— Anche l’Inconscio.
— No.
— Sì.
— No.
— Sì.
Sri Satyananda sembra sul punto di aggiungere qualcosa.
— A questo punto dovremmo parlare di quantistica.
Il moderatore guarda l’orologio.
— Non c’è tempo.
Il Pala Chakra tira un sospiro di sollievo.
Il moderatore interviene.
— Signori.
I due si voltano.
— Credo che possiamo considerare concluso il confronto.
Dal settore del Divino Otelma Fan Club si alza una voce:
— HA VINTO L’INCONSCIO!

Immediatamente dalla parte opposta qualcuno grida:
— DIMOSTRATELO!
Ne segue un principio di discussione che il servizio d’ordine riesce a contenere senza ricorrere alla regressione ipnotica.
Alle 23:48 il moderatore dichiara ufficialmente chiuso l’incontro.
Il pubblico comincia lentamente a lasciare il Pala Chakra.
I rappresentanti della Normale di Pisa ripongono i quaderni.
Gli appartenenti al Divino Otelma Fan Club arrotolano lo striscione.
Nel settore degli psicoterapeuti, i due psicoanalisti stanno ancora aspettando che la madre richiami.
I COMUNICATI
A poche ore dalla conclusione dell’incontro, entrambe le delegazioni hanno diffuso un comunicato stampa.
Il CICAP ha espresso grande soddisfazione per l’esito del confronto, sottolineando come nel corso dell’intera serata non sia stata prodotta alcuna prova sperimentale dell’esistenza dell’Inconscio.
— Alla richiesta di evidenze verificabili sono state opposte affermazioni non falsificabili, interpretazioni soggettive e fenomeni non riproducibili in condizioni controllate.
Secondo il CICAP, pertanto, il confronto avrebbe confermato la necessità di sottoporre ogni affermazione sull’esistenza di fenomeni non direttamente osservabili a criteri rigorosi di verifica.
Di tutt’altro tenore il comunicato diffuso dal Coordinamento del Mondo Olistico, che parla invece di una «storica affermazione».
— Il tentativo di costringere l’Inconscio all’interno di procedure sperimentali precostituite ha dimostrato ancora una volta l’inadeguatezza degli strumenti puramente razionali nell’indagine delle dimensioni più profonde dell’essere umano.
Il Coordinamento sottolinea inoltre come, nonostante oltre due ore di confronto, la delegazione del CICAP non sia stata in grado di dimostrare l’inesistenza dell’Inconscio.
Entrambe le parti hanno quindi rivendicato la vittoria.
Il CICAP perché l’esistenza dell’Inconscio non è stata dimostrata.
Il Mondo Olistico perché l’esistenza dell’Inconscio non è stata confutata.
BASMATI, dopo un’attenta analisi delle argomentazioni presentate nel corso della serata, non è ancora riuscita a stabilire chi abbia vinto.
Abbiamo provato a chiedere direttamente all’Inconscio.
Al momento non ha rilasciato dichiarazioni.
Articolo di Il Capitano.




